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Vanno Vengono

 

Le ragazze di Firenze vanno al mare,
vanno, vengono,
hanno tutte le carte in regola,
guardano i muscoli del capitano,
sbevazzano all’Harrys bar,
passeggiano sulla Prospettiva Nevskij,
ignorano le maldicenze

Vanno, vengono,
partono sull’Orient express,
s’intrattengono con tipi astratti:
poeti, pittori, sognatori semplicemente,
gente che nulla ha da perdere,

Fanno la fila in attesa dell’alba,
in cerca dell’alba,
pure quella che s’annunzia con foschia

Sanno che gli ultimi giorni dell’Umanità
sono arrivati, sono già andati,
accarezzano i soffi di bisbigli di sussurri,
il niente, le voragini,

Si smarriscono sulla scia di comete felici
che sfuggono, sfuggono lasciando loro il lato apparente

Giocano con l’illusione, inseguono i colori,
hanno captato che il vento sparirà

Vanno, vengono,
non si fermano mai,
hanno perso troppo tempo
anche a combinare guai, ci mancherebbe,
Si stordiranno fino all’estasi
di odori, cuori, sapori, ardori,

Sfioriranno molto tempo dopo
gli ultimi giorni dell’Umanità