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Morris West - Il navigatore

Morris West

(da)

Il Navigatore

 

…Dietro di lui e da entrambi i lati il mare era deserto,

eccetto uno stormo d’uccelli marini

che schiamazzavano su un branco di pesci

inseguiti da un paio di squali.

Il piccolo dramma lo interessò per un momento,

poi se ne stancò.

Lui non era lì per procacciare cibo

o solennizzare la propria virilità

con la cattura di un pescecane

da sfoderare davanti alle donne e ai giovinastri.

Lui era lì per riprendersi,

come gli aveva insegnato suo nonno

molto tempo prima,

ritirandosi consapevolmente

per raccogliere tutte le facoltà sparse,

per isolarsi da ogni cosa.

Una volta, dopo una grossa tempesta

che aveva colto una barca piena di gente

in viaggio verso Raiatea,

aveva visto il vecchio appollaiarsi sul cassero

e restare lì per quasi sei ore,

avvolto da un silenzio tangibile come un muro.

Più tardi gli aveva spiegato:

<< È come fabbricare un cavetto.

Ogni fibra è debole…

così debole che un bimbo potrebbe spezzarla.

Se invece le intrecci

reggeranno un albero maestro contro un ciclone…

Dopo un viaggio lungo e duro

io sono come corda sfibrata e logora.

Mi siedo e m’intreccio con nuovi fili…

restando immobile sogno e ricordo

i consigli di mio padre e le parole dei canti

e le grida di tutti gli uccelli.

Non parlo perché ogni parola

è una fibra che si strappa.

Nessuno mi può toccare

perché ogni contatto porta via un pezzo di me.

Anche tu devi imparare a fare altrettanto.

Impara a stare in silenzio.

Tracciati attorno un cerchio

e non permettere a nessuno d’entrarvi.>>