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Maggio è tornato senza Maggio

Maggio è tornato senza Maggio

 

 

Maggio è tornato senza Maggio

s’affollano le siepi alla finestra

portando odori vecchi consumati

i fiori falsi dell’antica primavera

putredine d’istinti comandati

hanno scelto un altro posto meno male

 

Maggio la tempesta profumata

balbetta immagini rammenta il giallo rosa

è come un blocco di macerie insanguinate

restarne fuori significa coscienza

e vomitar ginestre dal balcone

 

Languidi proponimenti e dichiarazioni d’amore

lasciano il posto all’essenza del pasto

visi paonazzi commensali infilzati camicette sguainate

Incollati alla cena della vanità

hanno già digerito se stessi ed ora sbranano il vicino

fino all’osso

leccandosi le dita di quel che resta

 

Giuseppe Mazzone