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Herman Melville - Moby Dick

Herman Melville

MOBY DICK

 

A te vengo, balena che tutto distruggi

ma non vinci:

fino all’ultimo lotterò con te. 

Dal cuore dell’inferno ti trafiggo;

in nome dell’odio vomito a te l’ultimo mio respiro.

 Che ogni bara e ogni carro affondi in un pozzo comune !

 E poiché queste cose non sono per me,

che io ti trascini in pezzi, benchè legato a te, balena dannata !

Così. Getto il lancione !

Il rampone venne scagliato;

 la balena colpita filò innanzi,

e con velocità da far faville

 la lenza scorse nella scanalatura: s’imbrogliò.

Achab si piegò a disimpegnarla,

 la districò,

 ma il rampino volante lo prese intorno al collo,

 e senza una parola,

 come i Muti turchi strangolano la vittima,

 venne strappato dalla lancia

 prima che l’equipaggio si accorgesse che non c’era più.

L’istante dopo,

 il pesante nodo impiombato in cima al cavo,

 volò fuori della tinozza vuota,

 abbattè un rematore e ,

 staffilando il mare,

 scomparve nei  gorghi.

Per un momento,

 l’equipaggio incantato nella scialuppa stette immobile,

 poi si volse:

“La nave ? Gran Dio, dov’è la nave ?”

Presto, attraverso un mezzo fosco e confuso,

 ne videro il fantasma inclinato che svaniva,

 come nei vapori della Fata Morgana;

 con soltanto gli alberetti  fuori acqua;

 mentre fissi, per infatuazione o fedeltà o destino,

 ai posatoi un tempo tanto alti,

 i ramponieri pagani mantenevano le vedette affondanti nel mare.

E allora,

 dei cerchi concentrici afferrarono anche la lancia solitaria,

 e tutto l’equipaggio,

 e ogni remo e ogni palo,

 e facendo girare le cose vive e quelle inanimate,

 tutt’intorno in un vortice,

 trascinarono anche il più piccolo avanzo del “Pequod” fuori  vista.