Home Gli Scrittori Maledetti & Famosi Joseph Conrad - Impenetrabile e senza cuore

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Joseph Conrad - Impenetrabile e senza cuore

Joseph Conrad

Impenetrabile e senza cuore

 

e troppo potente per le virtù comuni,

l'oceano ignora compassione, fede, legge, memoria.

La sua incostanza può essere mantenuta conforme

ai propositi umani solo con una risolutezza indomita,

e con una vigilanza insonne, armata, gelosa, in cui, forse,

c'é sempre stato più odio che amore.

Odi et amo può ben essere la professione di fede

di coloro i quali coscientemente o ciecamente

hanno consegnato la propria esistenza al fascino del mare.


Tutte le passioni tempestose dell'umanità quando era giovane,

l'amore della rapina e l'amore della gloria,

l'amore dell'avventura e l'amore del pericolo,

insieme con il grande amore dell'ignoto

e i vasti sogni di dominio e di potenza,

sono passati come immagini riflesse in uno specchio,

senza lasciare alcun segno sulla faccia misteriosa del mare.

Impenetrabile e senza cuore,

il mare non ha dato nulla di se stesso

a coloro che ne hanno corteggiato i precari favori.


Diversamente dalla terra, non si può soggiogarlo

a nessun prezzo di pazienza e di fatica.

Benché siano tanti coloro che il suo fascino ha adescato

e condotto a una morte violenta,

la sua immensità non é mai stata amata

come sono state amate le montagne,

le pianure, persino il deserto.


Le stelle spuntarono innumerevoli nella notte chiara

e riempirono tutta la volta del cielo.

Scintillarono come cose vive sul mare

e avvolsero tutt'intorno nella sua corsa la nave,

più penetranti degli occhi fissi di una folla attenta

e imperscrutabile come sguardi umani.


La traversata era cominciata e la nave,

come un frammento staccato dalla terra,

correva solitaria e rapida come un piccolo pianeta.

Intorno ad essa gli abissi del cielo e del mare

si univano in una irraggiungibile barriera.

Una grande solitudine sembrava avanzare

tutt'intorno con la nave, sempre mutevole

e sempre eguale ed eternamente monotona ed imponente.

Di tanto in tanto un'altra vela bianca errante

carica di vite umane appariva lontano

e spariva diretta verso il suo destino.

Il sole dardeggiava la nave coi suoi raggi tutto il giorno

e ogni mattina riapriva su di essa il rotondo occhio ardente

pieno di curiosità insoddisfatta.

Essa aveva il suo destino,

viveva della vita di quegli esseri

che si muovevano sopra i suoi ponti

e come la terra che l'aveva confidata al mare

trasportava un intollerabile carico di speranze e di rimpianti.

Nel suo seno vivevano la verità timida e la menzogna audace;

e come la terra essa era inconscia, bella a vedere

e condannata dagli uomini a un ignobile fato.


L'augusta solitudine del suo cammino

conferiva dignità al meschino scopo del suo pellegrinaggio.

Essa filava schiumando verso il sud

come guidata dal coraggio di un'alta impresa.

La ridente immensità del mare

rimpiccoliva la misura del tempo.

I giorni volavano uno dietro l'altro

rapidi e luminosi come il guizzare di un faro,

le notti brevi e piene di avvenimenti parevano fuggevoli sogni.

Gli uomini se ne stavano raggomitolati ai loro posti

e ogni mezz'ora la campana di bordo

regolava la loro vita di incessante lavoro.

Notte e giorno la testa e le spalle d'un marinaio

si profilavano in alto a poppa contro il sole o il cielo stellato

immobili sopra la mobile ruota del timone.

Le facce cambiavano succedendosi l'una dopo l'altra;

facce giovani, barbute, torve, serene o corrucciate;

ma tutte fatte rassomiglianti dal mare che affratella,

tutte con la stessa espressione attenta degli occhi fissi

a scrutare la bussola o le vele.