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Lord Dunsany - La Torre di Guardia

Lord Dunsany

La Torre di Guardia

(da Tales of Wonder)

 

Un giorno d’aprile

mi sedetti su una collina della Provenza,

sopra un’antica città

che Goti e Vandali avevano lasciata intatta.

Sulla collina c’era un vecchio castello in rovina,

con una torre di guardia

e un pozzo a gradini stretti, con ancora dell’acqua.

La torre con le cascanti finestre era volta a sud

e fronteggiava una valle immersa nel tramonto

nel brusio della sera: sulle colline

si potevano vedere i fuochi dei viandanti

e, oltre, i lunghi filari di pini oscuri,

il barbaglio d’una stella

e l’oscurità che calava dolcemente su Var.

Se qualcuno si siede lì

e ascolta tra il gracidar di rane

voci distinte ma sperse nella sera,

guardando le finestrelle del paese

baluginare una dietro l’altra,

e guardando la sera trasmutarsi in notte,

la sua mente comincia a percepire cose

che di giorno apparirebbero strane fantasticherie.

Venti spiravano bisbigliando da tutte le direzioni

e c’era freddo. Stavo per scendere dalla collina

quando udii una voce che diceva:

<<State in guardia, state in guardia>>.

La voce era così simile ai bisbigli della notte

che sul momento non mi girai;

era come una voce che si sente durante il sonno

e si pensa che provenga da un sogno.

E quelle parole, in francese, erano ripetute e monotone.

Quando mi girai, vidi un vecchio con un corno.

Aveva la barba bianca straordinariamente lunga

e ripeteva lentamente

<<State in guardia, state in guardia>>.

Evidentemente, era appena sceso dalla torre,

benché non avessi udito il rumore dei suoi passi.

Se qualcuno si fosse avvicinato a quell’ora

in un posto così solitario mi sarei di certo sorpreso;

ma mi resi subito conto ch’era solo uno spirito

che, col suo rozzo corno,

la lunga barba bianca e il passo silenzioso,

sembrava provenire da un passato remoto,

tanto che mi rivolsi a lui come un viaggiatore

che chiede se il finestrino abbassato infastidisce.

Chiesi poi da che cosa avrei dovuto stare in guardia.

<<Da cosa dovrebbe guardarsi un paese - disse –

se non dai saraceni?>>

<<Dai saraceni?>> chiesi.

<<Sì, saraceni, saraceni>> disse, e brandì il corno.

<<E tu chi sei?>> chiesi.

<<Io sono lo spirito della torre>> rispose.

Quando gli chiesi come mai

il suo aspetto fosse umano

piuttosto che come quello della vicina torre,

mi spiegò che le vite dei guardiani

che avevano impugnato il corno su quella torre

erano confluite nella torre stessa.

“Ha richiesto un centinaio di vite – disse –

negli ultimi tempi nessuno regge più il corno

e la torre è trascurata.

E quando le torri sono in cattivo stato

giungono i saraceni: è sempre stato così.”

“Oggigiorno i saraceni non vengono più” obiettai.

Ma egli guardava oltre e non pareva darmi retta.

“Verranno da quelle colline – disse

e indicò lontano verso sud –

fuori da quei boschi, al tramonto,

e io suonerò il corno.

La gente del paese accorrerà alla torre,

ma le feritoie sono in pessimo stato.”

“Ma adesso non si sente più

parlare di saraceni”, insistetti.

“Sentir parlare di saraceni! – sbuffò

il vecchio fantasma –

Sentir parlare di saraceni!

Essi scivolano fuori di sera

da quella foresta,

con lunghe vesti bianche,

e io suono il mio corno.

E così ognuno sa che sono arrivati i saraceni.”

“Voglio dire che non arrivano più – spiegai –

non possono più arrivare qui

e gli uomini adesso temono altre cose”.

Pensavo che il vecchio fantasma

potesse trovare la pace

sapendo che i saraceni

non possono più tornare.

Ma egli disse: “Non c’è altro al mondo

che si debba temere oltre i saraceni.

Null’altro importa.

Come si possono temere altre cose?”

Cercai di spiegargli,

cosicché egli potesse finalmente trovare riposo,

raccontandogli di come tutta l’Europa,

e in particolare la Francia,

avesse terrificanti macchine da guerra

sia per terra che per mare

e di come invece i saraceni

non avessero di queste macchine

né per terra né per mare,

e che per questa ragione

non potevano attraversare il Mediterraneo

o sfuggire sulla costa alla distruzione,

se pure fossero riusciti a sbarcare.

Poi dissi delle ferrovie Europee

che possono trasportare le armate

di giorno e di notte più velocemente

di quanto possano galoppare i cavalli.

Dopo che gli ebbi spiegato

queste cose alla meglio, egli rispose:

“Col tempo tutte queste cose svaniranno

e ancora una volta compariranno i saraceni”.

Così io dissi: “Non si è visto un saraceno

né in Francia né in Spagna

da oltre quattrocento anni”.

Ed egli disse: “I saraceni!

Tu non conosci la loro scaltrezza.

Quella è sempre stata la tattica dei saraceni.

Non si fanno vedere per un bel po’

e poi un giorno arrivano”.

Scrutando infine verso sud,

e certamente non vedendo nulla

a causa della nebbia,

egli si mosse silenziosamente verso la torre

e salì per i gradini diroccati.