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Erskyne Caldwell - Evelyn e noi altri

Erskyne Caldwell

 

Evelyn e noi altri

Mio nonno, che aveva fama di raccontare le più grandi panzane che mai si fossero udite nella contea di Sycamore, era solito dirmi che le sue storie non erano in realtà migliori di tante raccontate da altri, ma che egli sapeva come suscitare l’interesse al punto che la gente cominciava a darsi nel gomito in anticipo quando lo vedevano venire dal capo della strada.

 

Durante l’ultima parte dell’estate,

quando le mele stavano maturando,

tutte le volte che ne aveva voglia,

Roy era solito prendere una coppia di cavalli di suo padre

e una carrozza, e tutti noi andavamo alla fattoria di Quack

e ne riportavamo due o tre sacchi di mele.

Quando ritornavamo, scendevamo nella cantina

di Johnny ed Evelyn a prepararci il sidro.

Facevamo così: Johnny prendeva uno dei lenzuoli di sua madre

e noi ci rovesciavamo dentro un sacco di mele

e le schiacciavamo con mattoni:

quando erano schiacciate proprio bene,

tutti aiutavamo a spremere il succo nei bicchieri.

C’era fra gli altri un ragazzo, Malcolm Streeter,

che abitava ai piedi della collina vicino alla scuola di West End.

Quando cominciò a venire con noi,

aveva pressappoco la nostra statura,

sebbene fosse di parecchi anni maggiore di noi.

Evelyn e Grace parlavano continuamente di lui,

ma nessuno di noi lo aveva in simpatia.

Quando il ragazzo Streeter veniva a bere il nostro sidro,

cominciavamo a fargli degli scherzi

tutte le volte che se ne presentava l’occasione.

Roy gli lanciava il cappello su un albero

ed egli doveva arrampicarvisi per prenderselo

prima di tornare a casa.

Allora andava in collera e diceva che non sarebbe più venuto,

ma dopo un giorno o due ritornava.

Noi dunque gli facevamo continuamente dispetti

e lo chiamavamo “gagà”, perché andava a far gite con le ragazze;

invece Evelyn e Grace tenevano sempre dalla sua parte,

quando noi progettavamo di gettarlo nella cisterna

o di fargli qualcosa del genere.

<<Non dovete buttarlo in acqua>>

ci pregavano Grace ed Evelyn.

<<Non fa male a nessuno>>.

<<A me piacerebbe gettarlo nel fiume

per vedere che cosa farebbe>> diceva Quack.

<<Sono sicuro che si comporterebbe proprio come una ragazza.

Scommetto che non sa nuotare>>.

<<Nuota come te, Quack!>> ribatteva Evelyn.

<<Scommetto piuttosto che tu non sei capace

di attraversare il fiume a nuoto>>.

<<Io non sono capace di attraversare il fiume?>>

protestava Quack. <<Io sono capace

di attraversare a nuoto l’Oceano Atlantico

senza fermarmi nemmeno  una volta!>>

Malcolm venne sulla collina il pomeriggio dopo,

mentre noi giocavamo a baseball nello spiazzo.

Si fermò all’angolo e sedette sul muretto

che circondava la casa di Johnny ed Evelyn.

Lo vedemmo sedere di là, ma nessuno gli disse nulla.

Evelyn era in casa, mentre Grace era andata in città

con sua madre. Se esse fossero state là

avrebbero voluto farlo giocare con noi,

perciò eravamo contenti che non ci fossero,

perché il ragazzo Streeter era un “gagarello”.

Quack propose di prenderlo a sassate,

ma noi avevamo voglia di giocare a baseball

e ci dimenticammo di lui.

Giocammo un’altra ora e poi andammo in casa di Johnny

a prendere un po’ delle nostre mele in cantina.

Infatti erano Johnny ed Evelyn che custodivano

le mele che portavamo dalla campagna

e quando volevamo mangiarne o fare il sidro

scendevamo nella loro cantina e lo prendevamo.

Ci fermammo un po’ più in giù a mangiare le mele

e poi salimmo in cucina per bere un bicchier d’acqua.

La cantina aveva due porte:

una sul lato dove si scaricava il carbone

e l’altra in cima alla scala che dava in cucina.

Salimmo per le scale della cucina.

Quack era davanti e aprì la porta: noi altri venivamo dietro.

Appena ebbe aperto la porta, tutti vedemmo la stessa cosa.

Il ragazzo Streeter ed Evelyn

giacevano insieme sul pavimento della cucina.

Avevamo fatto un gran rumore giù in cantina

e ancor di più salendo la scala, ma loro non ci avevano sentiti.

Ridiscendemmo i gradini dopo aver chiuso la porta

senza che nell’uno né l’altra

si accorgessero che eravamo stati là.

Sedemmo in cantina e mangiammo altre mele.

Quack disse che voleva un po’ di sidro,

ma nessuno aveva voglia di prepararlo.

Mangiate tutte le mele che potevamo,

uscimmo nel cortile e sedemmo sul muretto davanti alla casa.

Quack tirava in aria il pallone

e lo prendeva col guantone in una mano sola.

Johnny premette il pugno nella sua manopola

e ci scavò un buco per ricevere meglio la palla

e Joe fece altrettanto per non lasciar cadere la palla,

quando correva in campo.

Il ragazzo Streeter uscì dalla casa di Johnny

circa mezz’ora prima che la loro madre tornasse dalla città.

Saltò il muretto all’altra estremità del cortile;

aveva visto che eravamo seduti sul muretto,

ma non si fermò a parlarci.

Ci guardò e si mise il pollice contro il naso

e agitò le dita verso di noi.

Non so perché non gli tirammo i sassi;

di solito glieli tiravamo

quando lasciava la collina e se ne tornava a casa.

Una volta lo prendemmo a sassi

lungo tutta la strada della scuola del West End

finché si fu rifugiato di corsa sotto il portico di casa sua.

Ma questa volta nessuno di noi si alzò,

nessuno ebbe voglia di tirargli sassi.

Dopo che egli se ne fu andato Evalyn rimase in casa.

Grace, tornata dalla città con la madre,

era dentro ad aiutar a preparar la cena.

Tutti noi rimanemmo seduti sul muretto

finché fu l’ora di andare a casa.

Stava venendo buio.

Nessuno seppe il perché; ma certo è che da quel giorno

non giocammo più a baseball e non facemmo più il sidro.

A scuola finita, nel pomeriggio,

Quack andava in città e vi rimaneva fino all’ora di cena,

e Johnny assunse l’incarico di recapitare

il giornale del pomeriggio sulla strada dell’East End.

Nel pomeriggio Grace ed Evelyn

facevano gite in macchina coi ragazzi della scuola superiore

e alla sera andavano con loro a ballare.

Roy aiutava suo padre nella scuderia

e faceva correre i cavalli tutti i pomeriggi

per tenerli in esercizio.

L’anno dopo lasciò la scuola e cominciò ad allenare cavalli.

Subito dopo vendette una coppia a un circo equestre;

li aveva ammaestrati a stare ritti su cilindri

che faceva rotolare in cerchio a tempo di musica.

Nessuno mai seppe quello che era successo

del ragazzo Streeter.

Andò via dal paese quando aveva vent’anni

e non si fece più vedere.

Evelyn disse che non gliene importava nulla.