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Lupodimare

Lupodimare

Al vecchio lupo di mare fecero appena in tempo ad annunziare:
“Destinazione sconosciuta”
Portò con sé un forziere dalle serrature complicate,
demodé, però eleganti, complicate
Si ritrovò su una barca sconosciuta,
con gente che sogghigna a pagamento

Lungo il  tragitto brulicavano
paccottiglie di accozzaglie,
lo sperma rancido dei trapassi,
fra comodi cuscini di alcove maleodoranti,
brusìo di millenarie falsità,
ipocrisia di moltitudini languenti,
arti d’impomatati mostriciattoli,
asprigni conati di vomiti multicolori,
accalorate rappresentazioni hard core
di bigiotteria

Immagini rinsecchite
di plastiche arrugginite,
di sfinimenti insonni e torri argentate,
di corse, lande, ludi
marchiate da lotte di potere
Toga d’altri tempi cerca lumi
in un deserto acceso, rimescolato
di sabbie gelide, incandescenti
Incivili curve sbolliscono,
nelle secche di un bivio decentrato,
mirabili a vedersi,
inutili nella sostanza

Disfarsi del fardello d’una lacrima
è come piangere in sogno
andandosene in bestia
se la farsa recitata non funziona
ed è stata sostituita da fantasmi
imbellettati,
fantasmi d’epoca retrò,
accuratamente selezionati
in una sorta di bistrot virginale,
fra segni elettrici di vetrate al neon,
e plafond tinti di solluccheri

Al vecchio lupo di mare
il Sole si mostrava sempre uguale,
nonostante crepe evidenti
perfino ad occhio nudo
Caro, vecchio Sole, non metterti da parte proprio ora
che sto virando al massimo,
ci sarà pur da qualche parte
un’altra spiaggia dalla sabbia sopraffina
di carta vetrata d’unguenti ricamata

Un lenzuolo in balia delle onde
s’è trasformato in vela e vola, ondeggia, vola
Fu scagliato nel gorgo degli oceani
per rattoppare un buco
provocato da un conflitto,
un turpiloquio, una lite fra bari,
un furto sottinteso,
uno strappo alle regole


Ora t’immagino un paesaggio lunare
di quelli solidali col resto del mondo,
collocato al punto giusto
con tutti gli elementi sovrapposti,
magari la Certezza vibrerà
e tornerà a danzare emozioni,
le stesse relegate in uno scrigno,
in note interscambiabili e planate planetarie
e rancori interstellari, amori inattuali,
carenze di languori, cuori, ardori, fiori
e ancora sudori e bagliori

Lunga, lunga, lunga
Raggiungere la strada lassù non avrà senso,
fatica sprecata
dispersa fra incantesimi ritmati e magie
E’ pausa muta
fra il crepuscolo che non dispiace,
e il ben dell’intelletto ansimante, ripulito,
risciacquato
e rilanciato nella mischia

Dalle Costellazioni ci osservano prudenti:
“Guarda la Terra com’è azzurra, stasera”
Oppure: “La Terra è avvolta dalle nubi”
Inutile ingannare
gli astri seppur febbricitanti
e i venti siderali sormontati da scia

Di ogni crepa silenziosa nello spazio,
la Solitudine di Ognuno
sbalza accompagnata dalle stelle
e piccole lanterne magiche
fra incertezze e lancinanti miraggi
in cerca di respiro
Notte e Giorno incespicano
in attesa di conoscersi, finalmente

E’ scappata l’essenza della Sera, si è celata
in mille forme inaccessibili:
ha provato a camuffarsi con cappucci di chiffon,
a imbellettarsi di raggiri
rovesciando sul percorso intermittenze, strati di parvenze,
apparenze verosimili
Chissà quando
il blu violetto orchestrato dalla Luna
disegnò piacevoli fondali
Chissà quando.
Ditemi,
ditemi
dove l’avete nascosta
o s’è nascosta
per comparire ogni sera diversa
per non farsi riconoscere, acchiappare,
distinguere, catalogare

Navigare a vista non consente distrazioni,
Un incrocio di materie siderali
ha smagnetizzato le strumentazioni
ridotte a vacua testimonianza dell’era tecnologica,
bisbiglio di nozioni,
di genii e neutroni

Ora l’Orizzonte si perde all’Orizzonte,
non s’accorge di se stesso, si confonde
fra sfumature tenui e rimbombi di esistenze,
fra lampi, tuoni e polveri d’essenze
Prova a lambire il cielo,
scivola attraverso sponde, nuvole basse, particelle
d’infinito e di tutto il resto che si disperde
col suo seguito di casi, storie , spifferi
Sfiora quanto d’antico ancora vive nel mondo assopito
Accarezza la realtà, si lascia andare
a vertigini d’abissi iridescenti
e sbatte sull’arcobaleno
che gli passa in mezzo rilucente
nel buco nero dell’assenza

L’Arcobaleno s’affaccia, l’Arcobaleno compare
Eccolo lì l’arcobaleno denso
di sentieri maciullati, organismi corazzati
Zorro, Superciuk e Angelica alla corte del Re
l’hanno fatta brutta l’altra notte
rovistando sul sofà
la Quaresima migliore che nessuno sa
divagando, rivangando
le migliori occasioni
Accanto alla furia immacolata
gemeva un cuoricino appesantito
da inutili stenti,
d’accordo non per sua colpa
L’Arcobaleno non ha possibilità alcuna
di ritrovar se stesso
pur fotografato e pugnalato più volte
Sviene di voluttà tuttavia
ogni volta che riluce ammirato
Svenire di svenevolezze al terzo piano
è come scivolare nel sottoscala
L’arcobaleno non può impedirlo

Cadde pioggia abbondante
cancellando i segni di vernice opaca
un po’ ovunque
e i messaggi d’altre galassie
Dal tipo di intermittenze
non avresti  mai potuto scambiare
una rapsodia per un contagocce
Attraverseranno forse i tropici
vortici lontani d’accompagnamento,
ultrasuoni e raggi stinti,
viole,scapricciatello mio,
brillantine linetti e lamette,
carezze, amplessi, roba surgelata
venduti a buon mercato,
mentre il vezzo di Babele
soffia fuoco e fiamme
per catapultare, rilanciare la Torre
su terreni inesplorati:
un groviglio di viuzze
l’accoglierà suadente
raggelando i compunti grattacieli