Home Gli Scrittori Maledetti & Famosi Di Matteo - Il silenzio dei colpevoli

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Di Matteo - Il silenzio dei colpevoli

Nino Di Matteo

Il silenzio dei colpevoli

(Dal discorso del 19 luglio 2014 in via D'Amelio, a Palermo)

 

Non si può assistere in silenzio al preminente tentativo

di trasformare il magistrato inquirente

in un semplice burocrate inesorabilmente sottoposto

all’arbitrio del proprio capo, di quei dirigenti degli uffici

sempre più spesso, purtroppo, nominati da un Csm

che rischia di essere schiacciato e condizionato

nelle sue scelte di autogoverno

dalle pretese correntizie e politiche

e dalle indicazioni sempre più stringenti del suo presidente (Napolitano ndr).

 

Non si può ricordare Paolo Borsellino

e assistere ai tanti tentativi in atto,

dalla riforma dell’ordinamento giudiziario,

a quella in cantiere sulla responsabilità civile dei giudici,

alla gerarchizzazione delle Procure

anche attraverso sempre più numerose e discutibili

prese di posizione del Csm.

Non si può ricordare Paolo Borsellino

e assistere in silenzio a questi tentativi

finalizzati a ridurre l’indipendenza dei magistrati

a vuota enunciazione formale

con lo scopo di annullare l’autonomia del singolo pm.

 

Voglio ringraziare tutti quei cittadini

che si pongono a scudo di tanti che, anche nella politica,

continuano a calpestare quei valori

che furono di Paolo Borsellino,

contro l’arroganza dei prepotenti e degli impuniti.

Le commemorazioni hanno un senso solo se sostenute

dal coraggio che dovremo dimostrare da domani.

Rispetto alla strage di via D'Amelio

c’è il dovere etico e morale di cercare verità,

anche se ci rendiamo conto che quel cammino

costi sempre di più lacrime e sangue,

per continuare a cercare la verità

è necessario innanzitutto con onestà intellettuale

rispettare la verità e non avere mai paura a declamarla

anche se può apparire sconveniente.

 

Oggi ci troviamo davanti a un muro di gomma

e di indifferenza istituzionale.

E c'è il pericolo di un clima di delegittimazione

che si nutre di silenzi colpevoli,

ostacoli e tranelli disposti per arginare quell’ansia di verità

rimasta patrimonio di pochi.

 

Affermano il falso i tanti che,

qualcuno per strumentale interesse,

continuano a ripetere che i processi delle stragi

hanno portato a un nulla di fatto

fingono di ignorare che 22 persone

sono state definitivamente condannate

per concorso in strage.

In molti anche all’interno delle istituzioni sanno

ma continuano a preferire il silenzio,

certi che quell’omertà continuerà a pagare

magari con l’evoluzione di splendide carriere.

Il cammino di liberazione dalla mafia

è rimasto a metà del guado,

mentre ai ladri e ai corrotti

si assicura la sostanziale impunità.


In una sentenza definitiva della Corte di Cassazione

è accertato che un partito politico,

divenuto forza di governo nel 1994,

(Forza Italia, ndr)

ha poco prima annoverato tra i suoi ideatori e fondatori

un soggetto da molto tempo colluso

con gli esponenti di vertice di Cosa nostra

e che da molti anni fungeva da intermediario

consapevole dei loro rapporti

con l’imprenditore milanese

che di quel partito divenne esponente apicale.

Oggi questo esponente politico

(Silvio Berlusconi, ndr),

dopo essere stato definitivamente condannato

per altri gravi reati,

discute con il Presidente del Consiglio in carica

(Matteo Renzi, ndr)

di riformare la legge elettorale

e quella Costituzione alla quale Paolo Borsellino

aveva giurato quella fedeltà

che ha osservato fino all’ultimo respiro.

E’ necessario non perdere la capacità di indignarsi

e trovare la forza di reagire

tutti abbiamo il dovere di evitare che anche da morto

Paolo Borsellino debba subire l’onta

di vedere calpestato il suo sogno di giustizia.