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Alejandro Jodorowsky - La legge di Pata de bombo

Alejandro Jodorowsky

 

La legge di Pata de bombo

 

(da Albina o il popolo dei cani)

 

…Questa felicità durò

finché non apparve Pata de bombo.

Era un ispettore municipale,

si occupava delle tasse e delle multe,

gli colava continuamente il naso,

la chiazza di sudore sulla schiena

della sua camicia kaki

prendeva la forma di uno scarafaggio,

il suo piede sinistro era il doppio del destro,

un’estremità flaccida che non entrava in nessuna scarpa

lo teneva infilato in una ciabatta di corda

che contrastava con lo stivale di vernice dell’altra gamba.

Nella sua voce non c’era spazio per i sentimenti,

solo per i fumi del pisco.

“Dunque, care amiche,

le infrazioni che avete commesso sono numerose:

mancanza di licenza, di igiene,

di uscita di sicurezza, di moralità.

Non tenete i libri contabili,

non siete assicurate contro gli incendi,

non pagate le tasse, operate nella più totale illegalità.

Giuro sul mio piede abnorme

che se non raggiungiamo un accordo

vi denuncio e vi faccio rinchiudere

finché non arriva l’ordine di darvi in pasto ai pesci!”

“E cosa propone, dottore?”

domandò la Jaiba con la bocca amara.

Se quel degenerato le denunciava come lesbiche,

presto sarebbero andate a ingrossare

le fila degli omosessuali

che il generale Ibañez

ordinava di gettare in mare da un aeroplano,

ammanettati e con una zavorra ai piedi.

Pata de bombo sorrise,

fece una faccia da bambino cinico,

guardò i seni di Albina e disse deciso:

“Passerò di qui ogni due giorni,

due ore prima che apriate il locale,

perché madama Culobianco mi conceda i suoi favori!

Sono certo che dopo qualche tempo

comincerà ad apprezzare le mie visite,

perché oltre alle mie qualità

sono dotato anche di quantità

che non hanno nulla da invidiare a un asino.

Naturalmente la signorina dovrà impegnarsi a fondo,

perché la tregua durerà finché non mi sarò stancato di lei,

poi ci sono la galera e un bel tuffo ad aspettarvi.

La mia legge è forse dura, ma è la Legge!”

“Senta, signor ispettore, la mia amica ha le sue cose.

Oggi è lunedì, se ripassa venerdì

la servirà come si merita…”

Pata de bombo sorrise, si lisciò i baffi

e saltò addosso ad Albina

per infilarle la lingua in bocca.

Quando finalmente si staccò,

si asciugò le labbra nella sottana della Jaiba,

girò sui tacchi e se ne andò

canticchiando un motivo militare.

Il venerdì, la Jaiba lo ricevette

aprendo la porta a metà.

Il materasso era srotolato al centro della stanza.

Il grammofono era acceso a basso volume

e sulla pedana triangolare Albina, nuda,

seguiva il ritmo della musica agitando il pube

ricoperto da un fitto cespuglio di peli bianchi.

Pata de bombo, la faccia stravolta dal desiderio,

cominciò a spogliarsi.

Prima che si togliesse i pantaloni,

la Jaiba gli porse un bicchiere di mistela calda.

L’uomo la buttò giù in un sorso.

“Bando ai convenevoli, madama Racchia,

esca subito di qui se non vuole

che la butti fuori io a calci con il piede matto!

E tu, chiappe di latte, scendi da quell’affare,

apri bene la bocca perché ci stia tutto

e vieni a succhiarlo al tuo padrone!”

Così dicendo si aprì due bottoni

della patta dei pantaloni

e prima di arrivare al terzo

cadde profondamente addormentato.

La Jaiba si avvicinò a lui

e gli punse il piede sano con uno spillo.

L’uomo non reagì e continuò a russare.

Improvvisamente Albina,

gemendo in modo strano,

si inginocchiò accanto al dormiente

e gli morse una spalla.

Poi inghiottì il pezzo di carne che aveva strappato,

battendo le palpebre come se si fosse appena svegliata

da un lungo sonno.

La Jaiba cancellò all’istante

l’episodio dalla memoria.

“Il farmacista non ci ha mentito:

cinque pillole del suo sonnifero

possono addormentare anche un elefante!

Vestiti, Albina, mentre io spoglio questo qui.”

Misero in una borsa il denaro

che tenevano nascosto dietro il pappagallo,

bruciarono i vestiti dell’ispettore,

chiusero a chiave la porta

e partirono su un tandem in direzione nord,

lungo lo stretto sentiero che costeggia il mare.

“Albina, ci dev’essere un posto

non infestato dall’odore di marciume,

dove nascono i miracoli;

un paese pulito con un’anima adatta a te,

senza nessun Pata de bombo che possa insudiciarti!

Viaggeremo finché non l’avremo trovato!”…