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Aldo Palazzeschi - Mac

Aldo Palazzeschi

Mac

(da I Fratelli Cuccoli)

 

(…) Un gruppo di fisarmoniche e di chitarre

accennava motivi e accordi

mentre il rumore aumentava così spontaneo

da lasciare credere che la festa

fosse avviata a divenire un baccanale.

“Che amore!”

“Sembra di essere alle Isole Hawaii.”

“Una notte hawaiana.”

Seduta a una di quelle tavole

improvvisate con assi e tronchi d’albero,

la Duchessa Marianna

aveva ricostruito il suo gruppo,

che attorno a lei formava identico ovunque:

le due signore anziane

nel loro inesorabile colore,

modeste per quanto il decolté

fosse molto ampio;

le sorelle siamesi,

sempre piu’ scanzonate

in quell’aria di falsa noia,

formavano insieme un idolo

da porsi sopra un altare egiziano,

una vestita d’oro e una d’argento;

il giovane filosofo grasso

dagli occhiali di tartaruga

e i radi capelli biondicci

sopra il cranio un po’ sevoso,

e Renzo, che di tanto in tanto

lasciava il gruppo per ballare

con l’una o con l’altra delle sorelle siamesi.

“Che bella notte! Come si sta bene.

Che idea felice una festa in questo parco.”

Ripeteva la Duchessa.

E siccome questa era un’osservazione

che ripetevano tutti,

in mezzo al giardino si levò il grido rauco

di una signora dall’accento straniero:

“Evviva Mac! Fuori Mac! Fuori Mac!”

Tutto il giardino ripetè con insistenza il grido,

e all’accento straniero

risposero le signore nel nostro accento.

Mac, che ancora non si era liberato

del suo abito guerresco,

apparve sulla soglia della casa

come caduto dal cielo e con la spada,

dopo di avere alzato una piccola buffa

che portava sul viso,

salutò al modo di chi

si appresta al combattimento.

Ringraziò tutti e salutò tutti a quel modo,

quindi, sparì in un salto

come succhiato dall’aria.

La sua apparizione fu un lampo.

E mentre si smorzava l’applauso femminile

si accendevano le conversazioni sul suo conto.

“Ecco un uomo che piace molto alle donne.”

Affermò il giovane filosofo

con impenetrabile viso.

Dopo averlo guardato,

tutti abbassarono gli occhi

per un minuto di silenzio.

“Che ironia.” Disse con svogliatezza

e molto in ritardo la siamese d’oro.

“È anche il suo parrucchiere, Duchessa?”

“No, per carità, la mia testa non tollera

le mani di nessuno,

altro che della mia vecchia cameriera,

di lei conosce il tatto,

ma generalmente mi pettino da me.”

Aveva infatti una pettinatura semplice

e fuori di moda.

“Le donne sono come i bambini”

insistè il filosofo grasso

amano chi si occupa di loro.

I bambini pretendono che ci si occupi di loro

dalla mattina alla sera”.

“Ma lui, forse, preferirebbe occuparsi d’altro.”

“No no, è il suo modo d’amare le donne.

Le ama dall’esterno, le ama nello spirito,

ragione per cui il suo amore è insaziabile: infinito.”

Con la sua abituale insolenza

la siamese d’oro lo interrogò

per mezzo dello sguardo.

Le dame anziane, ai lati della Duchessa,

s’erano preparate la bocca su misura

all’avvicinarsi di una conversazione difficoltosa.

“È il suo amore per esse,

le ama per loro stesse,

si mette dal loro punto di vista”

ribadì il giovane filosofo

“le ama in un trionfo di fiori,

di veli, di pizzi e di gemme.

Egli rimane sempre alla loro superficie.”

“E se una donna desiderasse

qualche cosa in profondità?

disse con voce stanca la siamese d’oro.

“Va da un altro.”

Le rispose con la bocca sfiorita

la siamese d’argento.

“A questo mondo

non c’è soltanto l’amore fisico,

i poeti hanno potuto amare delle donne

che non erano mai esistite,

se non nella loro immaginazione

accesa sino al delirio.”

“E rimanevano alla superficie anche loro?”

Strascicò con la bocca disfatta

la siamese d’argento. La Duchessa rise.

“Ma certo, nelle creature piu’ sensibili e delicate

c’è un bisogno di spiritualizzare

il materialismo delle azioni umane,

è un bisogno dello spirito,

e può essere nel piu’ nobile

come nel piu’ umile inconsciamente.”

Le dame anziane accentuavano col capo

la loro approvazione.

“In tale materia conta poco o nulla l’educazione,

dipende da come sono costruite le anime.

Come spiegherebbe, Duchessa,

che quell’uomo è così umano e ricercato dalle donne?”

“Non glielo saprei dire.”

La Duchessa pensava sorridendo debolmente.

“Forse ha detto bene lei, perché si occupa di loro.”

“E perché si occupa tanto di loro? Perché le ama.”

“Se tutti se ne occupassero come se ne occupa lui…”

Disse la svogliatissima siamese d’oro.

“È quello che pensavo anch’io in questo momento.”

Aggiunse con un filo di voce la siamese d’argento.

“Egli rappresenta solo un’eccezione.”

“Del resto…” - “Per me…”

Alitarono le siamesi a una voce.

“Vuol dire che le donne

hanno bisogno anche del suo amore.”

Renzo entrò nel dibattito.

“Sa fare di tutto. Si traveste da operaio,

con una tuta ricoperta di polvere e di calcina,

e lavora con gli operai che lo obbediscono

come non obbedirebbero a un altro,

è esigente e autoritario, e accettano la sua legge,

si direbbe che ha il potere

di disarmare l’animosità e la diffidenza,

lo seguono e lo rispettano.”

“Perché vedono che fa sul serio,

che è il primo a lavorare con loro.

Le nature semplici, come le piu’ elette,

hanno un grande rispetto

per tutti i fenomeni della creazione,

è l’uomo mediocre che si erige a giudice,

perché lottano in lui ignoranza e presunzione.”

“E ha gran tatto.

Quando disse di venire anche lui stasera,

io osservai subito: ‘con chi avrebbe ballato?’

Mio padre rispose prontamente:

’lasciatelo fare, vedrete che verrà come si deve’.

Infatti, ha portato la sua compagna e ballano insieme.”

“Eseguisce un numero d’attrazione, naturalmente,

non si contenta di essere uno come tutti gli altri”.

“C’è una signorina vestita da uomo,

avrebbe potuto ballare con quella.”

Disse la siamese d’oro.

“Ma egli voleva una ballerina della sua forza

per emergere, è uno che ama di essere al centro,

gli altri vorrebbero negargli il posto che gli spetta

e lui tiene posto per venti persone”…