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John Steinbeck – Quel fantastico giovedì
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…E’ sempre difficile cominciare a concentrarsi. La mente comincia a saltellare come un pollo, cercando di sfuggire al pensiero anche se questa è la funzione piu’ profonda dell’uomo. Doc poteva farci fronte. Quando si sa quel che si fa, si è in grado di maneggiarlo bene. Serrò le mascelle e stava per tornare alla scrivania quando con la coda dell’occhio vide balenare una gonnella. Si rimise alla finestra. Dal Bear Flag era uscita una ragazza che s’avviava in città. Doc non la vedeva in viso, ma aveva una bella andatura, anca, ginocchio e caviglia ondulavano liberi e superbi, senza incertezze e scatti come fanno tante. No, questa ragazza camminava con le spalle dritte, il mento alzato, e le braccia mosse ritmicamente. È un modo di camminare allegro, pensò Doc. Si capiscono tante cose dal modo di camminare di una persona: scoraggiamento o nausea, decisione. Ci sono modi d’incedere meschini e rattratti e invece altri fanfaroneschi, altri ancora schivi e striscianti. Questo era un modo di camminare allegro, come se la ragazza tutta felice andasse incontro a un innamorato. C’era orgoglio, ma non vanità, nel suo passo. Doc sperò che non voltasse l’angolo, e invece fu proprio così. Lo svolazzo di una gonnella e via! La ragazza sparì. Ma Doc seguitava ad avere davanti agli occhi quelle membra elastiche, il canto armonioso di quel movimento flessuoso e celere. Ma forse era brutta come un bastone da pollaio, pensò poi, e rise dentro di sé. “Ecco chiuso il circolo” pensò. “Mi congratulo con te, cervello. Mi hai fatto rimbalzare fino al sesso, poi trasferito in campo estetico, per farmi finire a bocca amara. Fino a che punto di disonestà posso arrivare? E tutto perché non ho voglia di mettermi al lavoro. Ne farei di tutte per sfuggire all’impegno. Andiamo, cervello. Questa volta non la fai franca. Torniamo alla scrivania”…

John Steinbeck –  da Quel fantastico giovedì