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Jay McInerney - Le mille luci di New York
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Il Reparto Verifica dei Fatti è l’ufficio più grande di tutto il giornale. Se le squadre di giocatori avessero degli spogliatoi, sarebbero così. Ci sono sei scrivanie – una delle quali riservata agli scrittori di passaggio – e migliaia di testi di consultazione alle pareti. Ripiani di linoleum grigio, pavimenti di linoleum marrone. Un rigido senso gerarchico traspare dall’assegnazione delle scrivanie.

Hai sempre desiderato di fare lo scrittore. Il lavoro alla rivista doveva essere solo il primo passo verso la fama letteraria.

Stavi collezionando esperienze per un romanzo. Andavi alle feste di scrittori, coltivavi il personaggio dello scrittore. Volevi essere Dylan Thomas senza la pancia, F. Scott Fitzgerald senza l’esaurimento nervoso.

Volevi evitare il torchio della creazione reale.

Ma dopo una dura giornata di lavoro sui manoscritti di altra gente – sapendo in cuor tuo di far meglio di loro – l’ultima cosa di cui avevi voglia era di tornare a casa e metterti a scrivere.

Naturalmente, prendevi sempre appunti, mentalmente. In attesa del giorno in cui ti saresti seduto alla macchina per scrivere il tuo capolavoro.

Jay McInerney - “Le mille luci di New York”