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Carlo Emilio Gadda
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Nella sua saggezza e nella sua povertà molisana, il commissario Ingravallo, che pareva vivere di silenzio e di sonno,  nella sua saggezza interrompeva talora codesto sonno e silenzio per enunciare qualche teoretica idea sui casi degli uomini: e delle donne. A prima vista, cioè al primo udirle, sembravano banalità. Non erano banalità. Così quei rapidi enunciati, che facevano sulla sua bocca il crepitio improvviso di uno zolfanello, rivivevano nei timpani della gente a distanza di ore, o di mesi.  “Già ! – riconosceva l’interessato -, il dottor Ingravallo me l’aveva pur detto !”.

Sosteneva, tra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai le conseguenze o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di casuali convergenti.

Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo.

Carlo Emilio Gadda