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La sfinge

La sfinge

«Parla, tu, grande

e venerabile testa»

mormorò Achab

«tu senza barba

ma qua e là brizzolata

dai muschi

parla, testa potente

e rivelaci il segreto

che ti tieni chiuso dentro

Tu sei scesa più a fondo

di tutti i palombari

Questa testa

su cui ora splende il sole

si è mossa

tra le fondamenta

della terra

Dove flotte

e nomi dimenticati

arrugginiscono,

e marciscono ancore

e speranze mute

dove, nella sua stiva omicida

questa terra

come un galeone

porta come zavorra

le ossa di milioni d’annegati

lì, in quello spaventoso

mondo d'acqua

avesti la dimora

più familiare

Sei stata

dove non sono mai giunti

né campane né palombari

hai dormito a fianco

di tanti marinai

dove madri insonni

darebbero la vita

per comporli

Hai visto gli amanti

saltare abbracciati

dalla nave in fiamme

e scendere cuore a cuore

sotto le onde trionfanti

fedeli l'uno all'altro

quando il cielo

pareva tradirli

Hai visto i pirati

a mezzanotte

buttare dal ponte

l'ufficiale assassinato

che sprofondò per ore

nella più profonda notte

di quella gola insaziabile

e i suoi assassini

continuare il viaggio

incolumi

mentre i fulmini

scuotevano all'improvviso

la nave vicina

che avrebbe portato

qualche onesto marito

a delle braccia tese

che l’aspettavano in ansia

Oh testa!

Tu hai visto abbastanza

da mandare in pezzi le stelle

e fare di Abramo

un miscredente

eppure non dici sillaba!»

 

Herman Melville

La Sfinge

(Moby Dick)