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Essere o non essere

Essere o non essere

Essere, o non essere

- questa è la domanda:

se sia più nobile per la mente

soffrire i colpi e le frecce

dell'oltraggiosa fortuna

o prendere le armi

contro un mare di affanni

e, contrastandoli, finirli.

Morire, dormire - nient'altro,

e con un sonno dire fine

alla stretta del cuore

e ai mille tumulti naturali

che eredita la carne.

E' una consumazione

da desiderare devotamente.

Morire, dormire.

Dormire, forse sognare;

e qui è lo scoglio.

Perché,

in quel sonno di morte,

quali sogni

possono venire,

dopo che ci siamo

cavati di dosso

questo groviglio mortale,

deve farci esitare.

Ecco il motivo

che dà alla sventura

così lunga vita.

Perché chi sopporterebbe

le frustate

e gli scherni del tempo,

il torto degli oppressori,

l'offesa degli arroganti,

gli spasimi dell'amore

disprezzato,

il ritardo della legge,

l'insolenza

delle cariche ufficiali

e gli insulti

che il merito paziente

riceve dagli indegni,

quando da solo

potrebbe darsi

la sua quietanza

con un semplice pugnale?

Chi vorrebbe portare pesi,

per imprecare e sudare

sotto una faticosa vita,

se non fosse

che il terrore di qualcosa

dopo la morte,

il paese inesplorato

dal cui confine

nessun viaggiatore torna,

sconcerta la volontà

e ci fa sopportare

i mali che abbiamo

piuttosto che volare ad altri

che non conosciamo?

Così la coscienza

ci fa codardi tutti,

e così il colore naturale

della risoluzione

è contagiato

dalla pallida cera

del pensiero,

e imprese di grande altezza

e momento,

per questa causa,

deviano dal loro corso

e perdono il nome di azione.

William Shakespeare

(Amleto)