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Famosi Scrittori Maledetti

Luciano di Samosata

(120-185 d. C.)

Il Mondo della Luna

(da Storia Vera)

 

…Durante la mia dimora sulla Luna,

vidi cose nuove e mirabili che voglio raccontare.

 

Prima di tutto là non nascono dalle femmine

ma dai maschi;

fanno le nozze tra maschi;

e di femmine non conoscono nemmeno il nome.

 

Fino ai venticinque anni ciascuno è moglie,

poi è marito;

ingravidano non nel ventre,

ma nei polpacci delle gambe;

concepito l’embrione, la gamba ingrossa;

e venuto il tempo vi fanno un taglio,

e ne cavano come un morticino,

che espongono al vento con la bocca aperta,

e così lo fanno vivo.

 

E credo che di là i Greci hanno tratto il nome

di ventregamba che danno al polpaccio,

il quale lì diventa gravido invece del ventre.

 

Ma conterò una cosa più mirabile di questa.

C’è qui una specie d’uomini detti Arborei,

che nascono a questo modo.

Tagliano il testicolo destro d’un uomo

e lo piantano in terra:

ne nasce un albero grandissimo,

carnoso e a forma d’un fallo,

con rami e frutti,

e per frutti ghiande della grossezza d’un cubito.

 

Quando queste sono mature,

le raccolgono e ne cavano uomini.

 

Hanno i genitali posticci;

alcuni d’avorio, i poveri di legno,

e con questi si mescolano

e si sollazzano coi loro garzoni.

 

Quando l’uomo invecchia non muore,

ma svanisce nell’aria come fumo.

 

Il cibo per tutti è lo stesso;

accendono il fuoco

e sulla brace arrostiscono ranocchi,

dei quali hanno una quantità che vola per aria;

 mentre cuoce l’arrosto,

seduti in cerchio come intorno a una mensa,

leccano l’odoroso fumo e scialano.

 

È questo il loro cibo.

 

Per bere poi spremono l’aria in un calice

e ne fanno uscire un certo liquore come rugiada.

Non orinano né vanno di corpo,

e non sono forati come noi,

ma nella piegatura del ginocchio, sopra il polpaccio.

È ritenuto bello chi fra loro è calvo e senza chiome:

i chiomati vi sono aborriti;

d’altra parte nella Cometa i chiomati

sono ritenuti belli,

come mi fu detto da alcuni che c’erano stati.

 

Hanno i peli un po’ sopra il ginocchio,

non hanno unghie ai piedi, ma tutti un solo dito.

Sul codrione a ognuno nasce un cavoletto

a guisa di coda, sempre fiorito, che,

se anche uno cade supino, non si rompe.

 

Quando si soffiano il naso

cacciano fuori un miele molto agro,

e quando fanno qualche fatica o esercizio

da tutto il corpo sudano latte,

dal quale fanno formaggio

con poche gocciole di miele.

 

Dalle cipolle spremono un olio

denso e fragrante, come unguento.

Hanno molte viti che producono acqua;

i grappoli hanno acini come grandini; e io penso

che quando qualche vento scuote quelle viti,

si spiccano quegli acini, e fra noi cade la grandine.

 

La loro pancia è come un carniere,

vi ripongono ogni cosa,

l’aprono e chiudono a piacere,

e non vi si vede né interiora né fegato,

ma una cavità pelosa e vellosa,

per modo che i bimbi quando hanno freddo

vi s’appiattano dentro.

 

Le vesti i ricchi le fanno di vetro mollissimo,

i poveri di rame tessuto;

ché nel paese c’è molto rame, e lo lavorano,

spruzzandovi acqua, come la lana.

 

Che specie di occhi hanno

ho un po’ di vergogna a dirlo,

perché temo d’esser tenuto per bugiardo,

eppur lo dirò.

 

Hanno gli occhi levatoi, e chi vuole se li cava

e li serba quando non ha bisogno di vedere;

e poi li pone, e vede.

 

Molti per averli perduti

se li fanno prestare per vedere,

e i ricchi ne hanno a provviste.

 

Le orecchie poi sono fronde di platano;

quelli che sbocciano dalle ghiande le hanno di legno.

 

E un’altra meraviglia vidi nella reggia.

 

Un grandissimo specchio

sta su un pozzo non molto profondo;

e chi scende nel pozzo ode tutte le parole

che si dicono da noi sulla terra;

e chi riguarda nello specchio

vede tutte le città e i popoli, come li avesse innanzi:

e io ci vidi tutti i miei, e il mio paese;

se essi videro me non saprei accertarlo.

 

Chi non crede tutte queste cose,

semmai monterà lassù, saprà come io dico il vero.